Coltivare e comnoscere la lavanda ecco il libro

Coltivare e comnoscere la lavanda ecco il libro

Non posso nascondere un’emozione particolare nello scrivere queste righe parlando della lavanda ed in particolar modo riferita alla Riviera dei fiori e quindi al Ponente ligure.

Dalle prime colline, dove l’ibrido interspecifico “Boscomare” spicca maestoso fino alle alture delle Alpi con la più compatta Lavandula angustifolia, la lavanda non è soltanto una coltura, né una semplice presenza botanica che punteggia i versanti assolati: è un filo sottile e tenace che unisce persone, storie, paesaggi e visioni.

La lavanda, ha qualcosa di magico, è un profumo che diventa memoria, un colore che diventa identità, un lavoro che diventa cultura. La sua essenza che profuma case e laboratori, diventa paesaggio che colora terrazzamenti e sentieri; diviene turismo che porta persone a scoprire borghi e storie; diviene opportunità che restituisce dignità a terreni abbandonati e che invita a riscoprire il valore della terra. Ogni suo utilizzo racconta un frammento di un territorio che ha imparato a riconoscersi in questo fiore resistente e generoso.

Dietro ogni filare c’è la passione dei coltivatori, una passione che non si improvvisa. Dalle alture del Col di Nava fino alle valli basse di Pietrabruna questa passione è fatta da persone che raccontano di albe trascorse nei campi, di mani che conoscono la consistenza del terreno, di scelte coraggiose in un mondo agricolo che cambia rapidamente. È una passione che non si limita al gesto tecnico, ma che diventa cura: cura del paesaggio, della memoria, delle relazioni che nascono attorno a un progetto comune.

Ci sono luoghi, poi, che custodiscono questa storia con una delicatezza speciale. La piccola valle del torrente San Lorenzo dove in un piccolo borgo come Boscomare, che potrebbe sembrare marginale, si custodisce il sapere della lavanda che diventa strumento di tutela e di rinascita.

La sua coltivazione non è solo un’attività agricola, ma un atto culturale grazie a chi si prodiga nel preservare il paesaggio, sostenere l’economia locale e mantenere viva una tradizione che rischierebbe altrimenti di scomparire. E soprattutto incoraggia i giovani a credere che la terra possa ancora offrire opportunità, bellezza e senso di appartenenza.

In queste pagine prende forma un racconto che non potrebbe esistere senza l’impegno appassionato di chi, negli anni, ha creduto nella lavanda come risorsa e come simbolo e che ritroviamo in queste pagine grazie ai loro contributi.

La loro dedizione ha avuto il merito di trasformare un sapere antico in un progetto condiviso, capace di rinnovarsi senza perdere autenticità. A loro si deve una visione che ha saputo tenere insieme tradizione e futuro, agricoltura e paesaggio, economia e comunità.

C’è un ultimo ringraziamento che merita di essere espresso con particolare intensità: quello rivolto alla lavanda stessa. Perché, in modo quasi misterioso, questa pianta ha saputo avvicinare persone che non si sarebbero mai incontrate. Ha creato legami profondi, amicizie inattese, collaborazioni che hanno dato vita a progetti, eventi, idee. Ha fatto da ponte tra generazioni, tra chi custodisce il passato e chi immagina il futuro. Ha insegnato che un profumo può diventare linguaggio comune e che un colore può trasformarsi in un orizzonte condiviso.

Questa prefazione è dunque il mio invito a leggere il libro con lo stesso spirito con cui si attraversa un campo di lavanda: lasciandosi guidare dai sensi, dalla curiosità e dal rispetto. Perché la lavanda nella Riviera dei Fiori non è solo un patrimonio agricolo, ma un patrimonio umano. E raccontarla significa, in fondo, raccontare la storia di una comunità che ha scelto di riconoscersi in un fiore che sa resistere al vento e al tempo.

Con profonda stima per tutti gli autori,

Marcello Militello

Agronomo

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