FAQ sulla Lavanda in Italia: varietà, coltivazione, raccolta e olio essenziale
In questa pagina trovi risposte pratiche e oggettive alle domande più frequenti su lavanda in Italia: varietà, altitudine, distanze d’impianto, durata del lavandeto, irrigazione, raccolta e distillazione. Che tu sia un appassionato, un coltivatore alle prime armi o semplicemente curioso, qui troverai informazioni utili, spiegazioni semplici e consigli pratici per conoscere meglio questa straordinaria pianta.
Che tipologie di lavanda esistono in natura?
In natura esistono principalmente tre tipologie di lavanda: Lavandula angustifolia (detta anche lavanda vera, fine o officinalis), Lavandula latifolia (o spica) e Lavandula × intermedia (detta lavandino), un ibrido naturale tra angustifolia e latifolia. Le differenze principali si notano nella spiga fiorale e nella ramificazione: l’angustifolia ha spighe più compatte e generalmente più corte; il lavandino tende ad avere spighe più lunghe e una ramificazione più evidente. Nell’angustifolia l’internodo porta un fiore, mentre nel lavandino spesso partono due rami con fiore all’estremità.
A che altitudine possiamo trovare la lavanda?
In generale, la Lavandula × intermedia (lavandino) è adatta da circa 0 a 700 m s.l.m., mentre la Lavandula angustifolia è spesso preferibile oltre i 500 m s.l.m.. L’altitudine ideale varia comunque in base a microclima, esposizione e tipo di suolo.
A che distanza si pianta la lavanda?
La distanza tra le piante dipende dalla varietà. In media si considera 1 pianta per metro quadrato. Per il lavandino si usano spesso 0,80–1,00 m tra una pianta e l’altra; per la Lavandula angustifolia 0,60–0,80 m.
A che distanza si mettono due file di lavanda?
La distanza consigliata tra due file è in genere 1,50–2,00 m, anche in funzione del macchinario usato per pulizia e sarchiatura. Lo scopo è consentire ai mezzi di lavorare in modo agevole e favorire un buon arieggiamento.
Quanto dura un lavandeto?
Un lavandeto dura mediamente 10–12 anni. La durata dipende dalla produttività della pianta e dalla gestione agronomica (potature, suolo, controllo infestanti) oltre che da clima e ristagni. In alcuni casi, piante con fioriture molto frequenti possono avere una durata minore.
La lavanda ha bisogno di acqua?
In linea generale, la lavanda adulta è rustica e spesso non richiede irrigazione, soprattutto in terreni ben drenati. La lavanda giovane, invece, ha bisogno di cura nelle prime fasi e può richiedere un apporto regolare d’acqua fino all’attecchimento. L’eccesso d’acqua è spesso più dannoso della carenza: è importante evitare ristagni.
Quando si pianta la lavanda?
Le due finestre più comuni per piantare la lavanda sono primavera e autunno. La scelta dipende dal territorio e dagli sbalzi di temperatura: in autunno piogge e umidità mattutina possono favorire l’attecchimento, mentre in primavera si riduce il rischio di freddi intensi nelle zone più rigide.
Quanto rende una pianta di lavanda?
Una pianta adulta può produrre indicativamente circa 2 kg di fiori a taglio. Le rese in olio essenziale variano in base alla varietà: per il lavandino si stimano 1–2 litri per quintale, mentre per la Lavandula angustifolia le rese sono spesso più basse, circa 0,05 litri per quintale, a fronte di un profilo aromatico generalmente più fine.
Quale pH deve avere il terreno per essere coltivabile con la lavanda?
Per la coltivazione della lavanda è indicato un pH non inferiore a 5,5 e non superiore a 8. La lavanda è una pianta rustica e non necessita di elevati apporti di nutrienti. Un’esposizione a Sud è spesso preferibile perché può favorire la produzione di olio essenziale, che la pianta produce anche come risposta al calore.
Come difendere la lavanda dalle piante infestanti?
Per il contenimento delle infestanti si usano pratiche come aratura, pacciamatura con telo biodegradabile/compostabile microforato, sarchiatura e inerbimento controllato tra le file. La scelta dipende da terreno, clima e gestione meccanica disponibile.
Come giudicare la qualità dell’olio essenziale di lavanda?
La valutazione dipende dal tipo di lavanda e dall’analisi chimica dell’olio essenziale. Per il lavandino, la canfora non dovrebbe superare il 15%. Per la Lavandula angustifolia, la somma di Linalolo e Acetato di Linalile non dovrebbe essere inferiore al 50%. Per una verifica corretta si consiglia un’analisi che riporti almeno i principali componenti (ad esempio i primi 10).
Per quale scopo si può decidere di coltivare la lavanda?
La lavanda può essere coltivata per la produzione di olio essenziale e idrolato, per la destinazione floreale (fiore reciso fresco o secco), per ottenere fiori sgranati, oppure per supportare api e biodiversità grazie al suo valore mellifero.
Quando e come raccogliere la lavanda per produrre olio essenziale?
Per produrre olio essenziale, le spighe si raccolgono verso la fine della fioritura, nel pieno della maturità balsamica. È preferibile raccogliere con pianta e fiori asciutti, evitando rugiada o pioggia. Spesso la mattina la percentuale di olio risulta maggiore. Lo stoccaggio prima della distillazione deve evitare marciumi e surriscaldamenti della massa vegetale.
Quando e come raccogliere la lavanda per avere fiori recisi di qualità?
Per ottenere fiori recisi di qualità, le spighe si raccolgono quando si aprono i primi fiori (il periodo preciso dipende dalla varietà e dal clima). Per ridurre l’appassimento, gli steli vanno messi entro 30 minuti dal taglio in acqua fredda. La lunghezza dello stelo dipende dalle richieste del mercato (stelo più corto per bouquet, più lungo per mazzi e composizioni).
Come distillare la lavanda e come ottenere l’olio essenziale?
L’olio essenziale si ottiene con distillazione in corrente di vapore tramite alambicchi che preservino profumi e fragranze. Le temperature dovrebbero essere controllate e, in generale, tenute sotto i 95°C per ridurre il rischio di alterazioni e ottenere un prodotto finale di qualità.
Cosa si può fare con la lavanda?
Dalla lavanda si ottengono prodotti agricoli diretti come olio essenziale e idrolato (acqua floreale), oltre a fiori freschi o secchi e fiori sgranati. I prodotti trasformati includono, ad esempio, saponi, candele, profumatori, detergenti e, in alcuni casi, prodotti alimentari aromatizzati.